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 Nr.34 del 18/12/2006
 
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Il rischio sismico nella provincia di Brescia
Terremoti. Sulla scala da 1 a 4, con livello di rischio decrescente, la maggior parte dei comuni bresciani si colloca a livello 3, con l’eccezione di Valsabbia, Valtrompia e Garda che sono a livello 2, più a rischio. Nel resto della Lombardia, invece, è tutto un livello 4

In Lombardia perciò Brescia è la zona a più rischio sismico anche se non ci sono catastrofi da temere. Il massimo di un terremoto da noi farà crollare qualche casa fatiscente, farà danni e non catastrofi. Ad assicurarlo è il presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) Enzo Boschi, insieme al direttore della sezione lombarda Massimiliano Stucchi che precisa: "In sismologia non si può escludere che si verifichi un evento disastroso, anche nel Bresciano, ma è molto poco probabile".
Un incontro sull'argomento è stato organizzato dall’Ordine dei geologi bresciani ponendo il tema: "Rischio sismico nella provincia di Brescia: il ruolo del geologo".
A Brescia, in ogni caso, la situazione non dovrebbe destare eccessive preoccupazioni. La rete di sismografi è sufficiente, e di costruzioni fatiscenti non ce ne sono poi tante. Bisogna però prestare attenzione ai comportamenti umani. "Il terremoto di Salò si è sentito anche a Milano - spiega Boschi - e lì si è sfiorato il panico, qualcuno voleva chiudere immediatamente la metropolitana e interrompere l’energia elettrica".
La paura si è diffusa nei primi cinque minuti, quando ancora i milanesi non sapevano che il terremoto fosse sul Garda. L’Ingv impiega cinque o sei minuti a sviluppare tutto il cartogramma della scossa e in quel lasso di tempo può succedere di tutto. Perciò d’accordo con la Protezione civile è stato deciso di esaminare le prime tracce del sismografo e diffondere subito il luogo dell’epicentro, prima di divulgare notizie allarmanti. Boschi è più che convinto che il suolo del geologo "è fondamentale perché quando si costruiscono le case bisogna guardare con attenzione come si presenta il suolo nei primi 10/20 metri di profondità, proprio dove gli edifici affondano le loro fondamenta". Quello strato può reagire in modo molto diverso alle sollecitazioni sismiche, può avere "effetti devastanti, anche con fenomeni di fusione del terreno, perciò dove è impossibile costruire sulla roccia è necessario stare molto attenti". Tuttavia, non c’è molto da preoccuparsi, "la Lombardia e il Bresciano non sono aree soggette a terremoti distruttivi, e il massimo che può accadere non supera l’evento di Salò del 24 novembre 2004". L'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia ha aggiornato la mappa sismica, che riclassifica tutto il territorio italiano. È un grande passo avanti. Prima neanche tutti i comuni erano classificati, ma solo quelli storicamente interessati da eventi. Oggi la rete di monitoraggio nazionale permette di registrare tutto e "arriviamo a sentire anche movimenti di magnitudo 1" secondo gli esperti che aggiungono che "moltiplicare le reti di rilevazione e monitoraggio è utile per lo studio non per la sicurezza".
E lo precisa con l’occhio ai molti amministratori che "pensano di mettersi al riparo dei terremoti chiedendo più sismografi". Fatta la mappa, però, la competenza sulle classificazioni passa alla Regione che può decidere se usarla o no. Ad ogni buon conto, la Lombardia nel 2003 "ha fatto sua la proposta della Protezione civile di estendere il livello tre a tutto il territorio e conservare le zone di secondo". La decisione è importante, poiché determina i criteri antisismici nella costruzione degli edifici.
E tuttavia, il problema sono le costruzioni già esistenti, soprattutto in aree a basso rischio come le nostre, dove l’eccessiva tranquillità può indurre a sottovalutazioni e diventare fattore di debolezza. Importante è controllare gli edifici esistenti, con un occhio di riguardo a quelli pubblici strategici come scuole e ospedali. Un serio controllo dovrebbe interessare pure "luoghi affollati come cinema e discoteche, Se un terremoto capita di notte può provocare stragi. Che finora non si sono verificate.(f. pio.)


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