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 Nr.34 del 18/12/2006
 
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''Quei manifesti offendono i padri''
I manifesti contro la violenza sulle donne ha suscitato un putiferio. La campagna è stata promossa da sei Comuni: Concesio, Gardone Valtrompia, Lumezzane, Marcheno, Sarezzo, Villa Carcina, con l’adesione dei sindacati e della commissione Pari opportunità della Loggia e della consigliera provinciale di Parità del Broletto


   Renato Zaltieri


"Quei manifesti offendono i padri" lamentano i papà bresciani, di fronte ai manifesti nei quali si vede una ragazza con la mano su un occhio bendato e si legge la scritta "gli occhi neri sono di suo padre". In un altro manifesto è raffigurato un bambino nell'atto di dare uno schiaffo ad una coetanea e la scritta è "lo fa anche papà".
Piera Maculotti, presidente della Commissione del comune di Brescia commenta: "Alcuni uomini e associazioni si sono sentiti offesi. Se i commenti sono stati vivaci vuol dire che c'è attenzione ad un problema di grande rilievo. Da parte nostra si è ritenuto giusto dare un segnale forte, spiegare che la violenza non è importata, ma che come dimostrano ricerche e dati, si sviluppa anche in famiglia. Certamente non intendevamo in alcun modo criminalizzare i padri".
Paola Vilardi, presidente del consiglio provinciale e presidente della Commissione Pari Opportunità in Broletto si dissocia dal contenuto della campagna prende le distanze dalla concezione della campagna considerata "una forma di cannibalizzazione della figura maschile".
Pure la segreteria bresciana della Cisl si dissocia dai manifesti. "In questi giorni - si legge in un comunicato - alcuni nostri iscritti si sono lamentati dei manifesti affissi contro le violenze dei papà nei confronti dei propri figli. La cosa appare ancora più grave, oltre ai contenuti che non condividiamo, in quanto i manifesti riportano la sigla e il logo della Cisl, quando non ci è stato chiesto - e comunque non avremmo concesso - l'autorizzazione al suo utilizzo per diffondere un messaggio che mette in evidenza, in negativo, la figura dei papà nell'ambito familiare". La nota firmata dal segretario provinciale Renato Zaltieri, conclude: "Ci riserviamo di assumere le iniziative, nelle sedi opportune, che più riterremo idonee a tutela e difesa degli interessi della Cisl Bresciana".
Ida Arici della Camera del Lavoro è del parere che "La violenza familiare assume diverse valenze ed è catalogabile in molti modi, ma esiste". I manifesti oggetto di una polemica rovente, ormai alla ribalta nazionale, hanno comunque centrato il problema della violenza.
Un contributo al dibattito è fornito da Paolo Ferliga, psicoterapeuta e docente di filosofia al Liceo Arnaldo che riferendosi alle situazioni descritte, non condivide la denigrazione generalizzata del padre. Egli sostiene: "Sono aggressivi singoli uomini e singole donne ma il dato che emerge negli ultimi anni è la sofferenza di troppi figli preda delle ostilità di altrettanti genitori separati". Secondo il terapeuta bresciano il "padre padrone" non riflette l’attualità del disagio esploso tra le mura domestiche e comunque non giustifica la tesi manichea proposta dal bianco e nero degli scatti. Paolo Ferliga, autore del saggio "Nel segno del padre, nel destino dei figli e della comunità", riconduce i tratti simbolici della paternità alla tradizione giudaico-cristiana dominata dalle figure di Abramo, pronto a sacrificare Isacco, e Dio capace di immolare Cristo suo figlio per gli uomini. Un retroterra culturale ben distante dal pater familias romano, signore del clan e detentore del potere di vita e morte su tutti i membri della famiglia. Ferliga non nega la violenza maschile, ma rifiuta la generalizzazione della campagna e mette in guardia dal messaggio che potrebbero recepire i minori. "La provocazione ricercata - avvisa il terapeuta - potrebbe rivelarsi controproducente, senza contare le mie perplessità sull’utilizzo di minori per lo scatto delle immagini".
A parere di Paolo Ferliga sarebbe interessante verificare anche le reazioni dei giovani. " I bambini sprovvisti della fantasia riprodotta sui manifesti rischiano di recepirla, esattamente come accade per programmi televisivi violenti sconsigliati, appunto, per i giovanissimi". Ci vuole precauzione per evitare le polemiche innescate dai media e da diversi psicologi sulla strategia pubblicitaria dell'iniziativa sulla quale parecchi avanzano perplessità su immagini e slogan.
Discutere, parlarne, commentare è un dovere in una società che si dichiara aperta al dialogo per individuare soluzioni ragionevoli e logiche. Mai massimaliste.

Franco Piovani


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